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« Stan Douglas: potere delle immagini e costruzione della memoria. » di Sheila Concari

Immagine del redattore: Marina Ruggieri
Marina Ruggieri
2 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Ci sono visioni che non si limitano a mostrare il mondo, ma mettono in discussione il modo di guardarlo. È da questa consapevolezza che prende forma Parallax, la grande mostra dedicata all’artista canadese. 


Nato a Vancouver nel 1960, dove vive e lavora, Stan Douglas ha sviluppato dalla fine degli anni Ottanta una ricerca rigorosa e articolata, tra fotografia, cinema, video e installazione. Il suo lavoro indaga meticolosamente documenti d'archivio, testimonianze, fonti letterarie e storiche, che diventano materia per costruzioni visive di straordinaria precisione. Non si tratta semplicemente di ricostruire il passato, ma di mostrarne le fratture, le ambiguità e le molteplici possibilità di racconto.

Di grande impatto visivo, le sue fotografie sembrano fotogrammi cinematografici, le sue installazioni aprono scenari narrativi complessi, nei quali realtà e finzione, documento e reinvenzione si intrecciano continuamente. L’artista non affida nulla al caso: ogni dettaglio è il risultato di un processo di ricerca e di una disciplina formale assoluta. 

Il titolo Parallax — parallasse — richiama il fenomeno ottico per cui un oggetto sembra spostarsi a seconda del punto da cui lo si osserva. Metafora perfetta per comprendere questo lavoro: la storia non è mai un racconto univoco, così come nessuna immagine è davvero neutra. Cambiare prospettiva significa scoprire ciò che la narrazione ufficiale lascia ai margini, restituire visibilità ad episodi dimenticati, mettere in discussione le certezze della memoria collettiva.

L’esposizione attraversa oltre trent'anni di ricerca, con opere fotografiche e installazioni video, tra cui Hors-champs, Crowds and Riots, Disco Angola e Penn Station. Particolarmente impressionante è l’installazione Birth of a Nation (2025), nella quale Douglas rilegge il celebre film di D. W. Griffith del 1915, mettendone in luce l'immaginario razzista e i meccanismi di costruzione del pregiudizio. Un’opera potente, che rivela quanto le immagini, lungi dall'essere innocenti, possano contribuire a costruire e consolidare le rappresentazioni del potere.

Parallax è un'esperienza sul nostro modo di vedere, ricordare ed interpretare il presente attraverso il passato. Una mostra che richiede attenzione, tempo e impegno, indispensabili per comprendere la profondità di uno sguardo d’artista libero e consapevole, capace di trasformare la storia in esperienza visiva.

Da vedere, e soprattutto da guardare.


Jeu de Paume

fino al 10 gennaio 2027



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