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«Gianni Versace: geometrie barocche»

Immagine del redattore: Sheila Concari
Sheila Concari
28 ago
Tempo di lettura: 2 min

di Sheila Concari per Arte New


A Parigi, il Musée Maillol celebra Gianni Versace con una grande esposizione che attraversa l’universo di uno stilista che ha trasformato l’eccesso in una forma di libertà. Un'occasione per misurare la distanza tra il mondo che lo stilista ha lasciato e quello che, ancora oggi, continua a parlare il suo linguaggio.

Prima retrospettiva francese dedicata al designer dal 1986, in una data non casuale che precede il trentesimo anniversario della morte di Gianni Versace e coincide con quello che sarebbe stato il suo ottantesimo compleanno, la mostra riunisce quasi 450 pezzi, tra disegni, schizzi, abiti, accessori, fotografie, ceramiche, oggetti decorativi, video e documenti d’archivio.

Parigi ha rappresentato una tappa fondamentale nella storia di Gianni Versace, che nel 1989 aveva presentato la linea haute couture Atelier Versace proprio durante la Paris Fashion Week, con le celebri sfilate all'Hotel Ritz, a Place Vendôme.

Ci sono stilisti che hanno cambiato la moda e altri che hanno cambiato il modo di guardarla. Gianni Versace appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Il suo linguaggio, riconoscibile al primo sguardo, scaturisce dall’incontro di opposti solo apparentemente inconciliabili: classicità e provocazione, rigore e sensualità, cultura alta e pop culture, tradizione mediterranea e desiderio di futuro.

Per Gianni Versace la geometria non è mai fredda, ma sensuale, dinamica, quasi architettonica. Le linee del corpo diventano parte della costruzione dell'abito; le stampe moltiplicano prospettive e illusioni; l'oro, il nero, i colori saturi e i motivi ornamentali trasformano la superficie in un campo visivo. Il barocco è per lui un’attitudine, il gusto per il contrasto, per la teatralità, per ciò che cattura lo sguardo senza chiedere il permesso di essere visto.

Lo stilista viene raccontato attraverso le fonti che hanno nutrito il suo immaginario - le radici calabresi, l'iconografia cattolica, la statuaria greca, l'Opera italiana e l’opulenza barocca - e la sua capacità di far convivere epoche lontanissime, dall’antichità classica alla pop art, elevata a nuova mitologia.

Il passato non viene citato con nostalgia, ma ricomposto, esasperato, attualizzato, in un dialogo continuo tra arte, fotografia, musica e spettacolo. Tra luci, musica e movimento, il corpo viene celebrato, costruito, trasformato in immagine dai fotografi che hanno contribuito a costruirne il mito, da Richard Avedon a Helmut Newton, fino a Mario Testino, in un racconto che attraversa oltre vent'anni di carriera e restituisce l'atmosfera irripetibile degli anni Ottanta e Novanta.

La scenografia, firmata da Nathalie Crinière, sceglie un approccio spettacolare, in linea con una personalità che ha sempre rifiutato la discrezione come valore assoluto. In questa dimensione teatrale emerge forse l'aspetto più contemporaneo di Versace: la convinzione che vestirsi possa essere una forma di autorappresentazione, o persino di emancipazione. Forse Gianni Versace aveva intuito prima di molti altri che la moda non è soltanto una questione di abiti. È una questione di desiderio. E il desiderio, come il barocco, non conosce geometrie tranquille. 


Gianni Versace Retrospective

Musée Maillol, 59–61 rue de Grenelle, Paris

7 e 5 giugno – 6 settembre 2026

Tutti i giorni, 10.30–18.30;

apertura serale il giovedì fino alle 22.00.


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